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Bazunu dice no a Israele: il portiere dell’Irlanda si sfila dalle due partite di Nations League

Di Guglielmo Timpano

Il 24enne ha deciso di non partecipare alle gare contro la nazionale israeliana per una scelta «di carattere e di principio». Dopo ore di discussioni e un voto interno, la maggioranza dei compagni ha invece scelto di giocare

Gavin Bazunu non giocherà contro Israele. Il portiere della nazionale irlandese si è reso indisponibile per entrambe le partite di Nations League contro la selezione israeliana, quella in programma questa sera a Debrecen e il ritorno del 4 ottobre in Serbia. È la presa di posizione più netta arrivata dallo spogliatoio dell’Irlanda dopo giorni di discussioni sulla partecipazione alle due gare.

Bazunu, 24 anni, ha spiegato la sua scelta sabato sera con un messaggio pubblicato sui social. «Rappresentare il mio paese significa tutto per me», ha scritto, aggiungendo di essere arrivato alla decisione dopo aver riflettuto a lungo. Il passaggio centrale è molto semplice: «La mia decisione si basa esclusivamente sulla mia convinzione personale che uccidere persone innocenti sia sbagliato». Bazunu ha specificato che la sua posizione non è rivolta «contro il popolo israeliano o la comunità ebraica», ma contro quelle che ha definito «le atrocità nella regione».

Il portiere aveva comunicato le proprie intenzioni al commissario tecnico Heimir Hallgrímsson sabato mattina. Da quel momento il programma della nazionale irlandese è saltato: conferenza stampa rinviata, allenamento posticipato e diverse ore di riunioni nell’hotel della squadra a Debrecen. Secondo The 42, i calciatori hanno votato due volte sulla possibilità di disputare la partita. Le ricostruzioni raccolte dal sito irlandese parlano di 14 voti contro 8 oppure 15 contro 7 a favore di scendere in campo; la federazione non ha diffuso i numeri e si è limitata a parlare di una «maggioranza significativa». Bazunu non avrebbe partecipato alla votazione.

Le prime ricostruzioni avevano parlato di diversi giocatori pronti a seguire Bazunu. Al momento, però, è lui l’unico calciatore irlandese ad avere pubblicamente annunciato che non parteciperà alle gare contro Israele. Alcuni compagni hanno valutato la possibilità di fare lo stesso e all’interno del gruppo le posizioni sono state molto diverse, ma la decisione collettiva è stata infine quella di rispettare il calendario UEFA. La FAI ha confermato ufficialmente che entrambe le partite verranno disputate.

La questione va avanti da prima di questo raduno. Nel novembre del 2025 l’assemblea della federazione irlandese aveva votato, con 74 favorevoli, 7 contrari e 2 astenuti, per chiedere formalmente alla UEFA la sospensione della federazione israeliana dalle competizioni europee. A giugno la stessa FAI aveva però ribadito che l’Irlanda avrebbe rispettato le partite previste dalla Nations League: un forfait comporterebbe la sconfitta a tavolino e potrebbe portare ad altre sanzioni, fino alla possibile esclusione dalla competizione.

Il contesto è quello della guerra a Gaza e delle sue conseguenze. Nel settembre del 2025 una Commissione d’inchiesta indipendente istituita dalle Nazioni Unite ha concluso che le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso genocidio contro i palestinesi nella Striscia; il governo israeliano contesta questa conclusione e respinge le accuse di genocidio.

È dentro questa discussione che la scelta di Bazunu ha assunto un peso maggiore rispetto a un normale forfait sportivo. Non ha chiesto ai compagni di seguirlo e nel suo messaggio ha evitato di trasformare la decisione in un giudizio su chi giocherà. Ha invece presentato il ritiro come una scelta personale: «Ci sono pochi momenti nella vita in cui hai la possibilità di prendere posizione per qualcosa di più grande», ha scritto. Questa volta, per lui, una partita della nazionale era uno di quei momenti.