Dopo il 3-2 interno con l’Aston Villa, l’allenatore italiano non ha contestato il mercato né cercato alibi. Ha indicato i momenti senza palla, la perdita di equilibrio e l’assenza di leadership: il problema di una squadra ricostruita per circa 300 milioni di sterline ma ancora senza vittorie.
Il Tottenham è entrato nella sosta per le Nazionali con due punti in cinque partite di Premier League, nessuna vittoria e un’altra sconfitta in casa: il 3-2 contro l’Aston Villa del 19 settembre. I due gol nel finale di Conor Gallagher e Jan Paul van Hecke hanno ridotto il distacco, ma sono arrivati dopo lo 0-3 e non hanno cambiato il giudizio della serata. Per il club è il peggior avvio di campionato dal 2008, segnala Reuters.
Roberto De Zerbi non ha usato parole diplomatiche. «Oggi sono molto deluso, triste e frustrato per la prestazione», ha detto nel dopopartita. «Non possiamo perdere questa partita in questo modo». La frase più importante, però, è quella che viene dopo: il tecnico ha spiegato che il Tottenham non può «perdere equilibrio solo perché sta perdendo». È una critica precisa, non un giudizio generico sul carattere. The Guardian ha riportato le dichiarazioni.
Il primo gol dell’Aston Villa è arrivato nel recupero del primo tempo, mentre Micky van de Ven era fuori dal campo per un infortunio al volto. Il Tottenham è rimasto in dieci per pochi istanti, ma De Zerbi non ha accettato l’episodio come attenuante. Ha ricordato che in quella situazione la squadra avrebbe dovuto comunicare di più e difendere compatta. «Se prendiamo un rosso possiamo giocare quaranta, sessanta, settanta minuti in dieci: qual è il problema?», ha osservato nella conferenza riportata da ESPN.
Il secondo gol, segnato da Nicolas Jackson al 67’, è stato ancora più irritante per l’allenatore. È nato da un rinvio lungo del portiere Zion Suzuki, una soluzione che De Zerbi ha detto di avere preparato. L’Aston Villa, ha spiegato, usa molti più palloni diretti rispetto alla scorsa stagione; il Tottenham ne aveva parlato nelle riunioni della vigilia. Eppure la squadra si è fatta sorprendere proprio dal tipo di azione atteso. «Abbiamo preso un gol inaccettabile da un rinvio dal fondo», ha detto.
Da qui l’altro passaggio netto: «I leader devono essere leader e guidare la squadra». De Zerbi ha messo insieme due problemi che spesso restano separati nei commenti post-partita: la distanza tra i reparti quando il Tottenham perde il controllo e la capacità di qualcuno in campo di fermare quella deriva. Sta chiedendo alla squadra di reggere una fase della partita che non coincide con il possesso, né con la costruzione dell’azione.
Il tecnico ha chiamato in causa anche Dominic Solanke, dicendo che il suo attaccante deve stare e sentirsi meglio perché la sua condizione fisica «non è abbastanza buona». È un giudizio individuale, espresso pubblicamente, ma non cambia il bersaglio principale della conferenza: il Tottenham è stato troppo vulnerabile come collettivo. De Zerbi ha anche riconosciuto la propria parte di responsabilità; non ha presentato quindi la sconfitta come un problema esclusivamente dei giocatori.
Il contrasto con l’estate rende il caso più visibile. Reuters stima in circa 300 milioni di sterline la ricostruzione della rosa: una cifra giornalistica complessiva, non un dato di bilancio del club. Cinque partite non permettono di decidere se la campagna acquisti sia riuscita o fallita. Consentono però di osservare una contraddizione: il Tottenham ha aggiunto giocatori e alternative, mentre De Zerbi sostiene che manchino ancora le basi per applicare le sue idee nei minuti in cui servono disciplina, comunicazione e intensità.
Non ci sono elementi per raccontare una rottura con lo spogliatoio. Dopo la gara, De Zerbi ha scelto di non parlare ai giocatori perché non voleva dire nulla a caldo; ha aggiunto che non è «tutto sbagliato», ma che quanto visto «non è abbastanza». Non sta chiedendo una resa dei conti: sta rendendo pubblico lo standard che pretende.
La sosta offrirà tempo per lavorare, ma al rientro il Tottenham andrà a Manchester contro lo United. De Zerbi ha già definito il problema: non la mancanza di una giocata, né l’assenza di un acquisto. Una squadra che vuole dominare con il pallone deve anche sapere cosa fare quando lo perde, quando resta in dieci per un minuto e quando l’avversario sceglie il pallone lungo. Finora, è lì che il suo Tottenham si è rotto.
