UEFA e CONCACAF chiedono di distribuire almeno 2,1 miliardi di dollari alle 211 federazioni e di sottoporre le riserve a un controllo indipendente. Dietro la proposta c’è una disputa sul potere di Gianni Infantino e sulla gestione dei ricavi dei Mondiali.
Alla FIFA non manca il denaro. La discussione riguarda chi debba controllarlo, con quali criteri e quanto debba restare nella disponibilità dell’organizzazione. I presidenti di UEFA e CONCACAF, Aleksander Čeferin e Victor Montagliani, hanno chiesto a Gianni Infantino di destinare almeno 10 milioni di dollari a ciascuna delle 211 federazioni affiliate durante il ciclo 2027-2030. Il conto complessivo supera i 2,1 miliardi.
La proposta è contenuta in una lettera riportata da Reuters e dal Guardian. Čeferin e Montagliani, che sono anche vicepresidenti della FIFA, chiedono inoltre una verifica indipendente delle riserve dell’organizzazione. Secondo le stime citate nella lettera, alla fine del ciclo 2023-2026 potrebbero raggiungere i 6 miliardi di dollari, il livello più alto nella storia della federazione internazionale.
Non si tratta ancora di una decisione. La somma non è stata stanziata e la FIFA non ha risposto pubblicamente alla richiesta. UEFA e CONCACAF vogliono portare la questione al Consiglio FIFA del 15 ottobre. Prima ancora di discutere come distribuire il denaro, però, sarà necessario stabilire quanto delle riserve sia davvero disponibile una volta considerati impegni, costi operativi e margini di sicurezza.
Il progetto abbandonato che ha aperto il problema
La richiesta arriva dopo il fallimento del progetto FIFA Forward Enterprise, con il quale la FIFA aveva valutato l’ingresso di investitori privati nella gestione commerciale di alcune competizioni. Il piano prevedeva la vendita di una partecipazione in un nuovo veicolo incaricato di valorizzare diritti e ricavi dei tornei, compresi quelli collegati alla Coppa del Mondo.
Il progetto è stato accantonato dopo le contestazioni di diverse confederazioni, che hanno criticato soprattutto la scarsa condivisione del processo. La FIFA ha annunciato che una revisione del piano sarà presentata al Consiglio, come ha riferito Reuters.
La domanda posta da Čeferin e Montagliani è semplice: perché cedere a investitori esterni una parte delle attività commerciali se la FIFA dispone già di risorse sufficienti per finanziare direttamente lo sviluppo? La loro risposta è la proposta da 2,1 miliardi: usare una parte delle riserve, mantenere il controllo dei ricavi e trasferire più denaro alle federazioni.
È anche una contestazione al modo in cui è stato gestito il progetto. Il problema non riguarda soltanto il valore economico di una possibile cessione, ma chi abbia l’autorità di prendere una decisione capace di condizionare per anni i principali tornei internazionali.
Quanto denaro distribuisce già la FIFA
Il sistema di finanziamento esiste già. Attraverso FIFA Forward 3.0, ogni federazione può ricevere fino a 8 milioni di dollari nel ciclo 2023-2026 per infrastrutture, competizioni, attività giovanili e organizzazione. I finanziamenti vengono assegnati a progetti specifici e sottoposti a controlli sull’utilizzo.
La proposta di UEFA e CONCACAF sarebbe aggiuntiva, non sostitutiva. Per il ciclo 2027-2030, la FIFA prevede ricavi complessivi per 14 miliardi di dollari e ha già indicato 2,7 miliardi per il programma Forward. Le cifre, approvate dal Consiglio e comunicate dalla FIFA, dipendono soprattutto dal valore commerciale della Coppa del Mondo maschile, che continua a finanziare gran parte delle attività dell’organizzazione.
Il contributo straordinario da almeno 10 milioni per federazione cambierebbe sensibilmente la scala degli investimenti. Per le associazioni più ricche sarebbe una voce limitata rispetto ai ricavi nazionali. Per molte federazioni piccole potrebbe invece finanziare campi, centri tecnici e campionati giovanili che oggi dipendono quasi interamente dagli aiuti internazionali.
Proprio questa differenza rende decisivi i criteri. Distribuire la stessa cifra a tutti è facile da spiegare, ma non garantisce che il denaro venga utilizzato nello stesso modo. Restano da definire le condizioni di accesso, i progetti ammissibili, i controlli e le conseguenze per chi non rispetta gli obblighi. Senza queste regole, una maggiore distribuzione potrebbe spostare il problema dalla FIFA alle singole federazioni.
Il denaro conta anche politicamente
La FIFA è formata da 211 federazioni e ciascuna dispone di un voto nel Congresso. Le federazioni eleggono il presidente e partecipano alle decisioni più importanti. Questo rende essenziale costruire maggioranze molto più ampie di quelle richieste nelle singole confederazioni. Reuters ha ricostruito il sistema di governo del calcio mondiale e il peso che i programmi di sviluppo hanno nei rapporti tra la presidenza e le associazioni nazionali.
Non serve ipotizzare uno scambio diretto tra finanziamenti e voti. Basta osservare il funzionamento del sistema: chi decide tempi, condizioni e dimensioni dei contributi possiede uno strumento politico molto importante. I fondi possono migliorare concretamente il calcio di un paese, ma producono anche consenso, relazioni e dipendenza dall’ente che li amministra.
Per questo la richiesta di un controllo indipendente è il punto più delicato della lettera. Čeferin e Montagliani non chiedono soltanto più denaro per le federazioni; chiedono che la reale disponibilità delle riserve venga stabilita fuori dalla struttura che dovrebbe poi gestirle. È un tentativo di limitare la discrezionalità della presidenza e di riportare la decisione dentro gli organi collegiali.
Il contrasto è particolarmente significativo perché i due promotori non sono oppositori esterni: siedono ai vertici della stessa FIFA. La frattura sul progetto Forward Enterprise ha trasformato una discussione commerciale in un problema di fiducia tra Infantino e alcune delle confederazioni più influenti.
Cosa può succedere adesso
Il primo passaggio sarà capire se la proposta entrerà formalmente nell’ordine del giorno del Consiglio FIFA. Anche in quel caso, l’approvazione non sarebbe automatica. Una distribuzione da oltre 2,1 miliardi richiederebbe un piano finanziario, regole di rendicontazione e probabilmente una modifica degli stanziamenti già previsti per il ciclo 2027-2030.
Secondo l’analisi indipendente citata dal Guardian, dopo il versamento straordinario e gli altri impegni la FIFA conserverebbe comunque circa 1,5 miliardi di dollari di riserve. È una stima utilizzata dai promotori per dimostrare che l’operazione sarebbe sostenibile, non un dato già certificato dalla FIFA.
Il numero più vistoso resta quello dei 6 miliardi, ma non è quello che spiega meglio la contesa. Il punto è chi possa stabilire quale parte debba restare nella cassaforte, quale debba finanziare il calcio nei singoli paesi e quali controlli debbano accompagnare i trasferimenti. UEFA e CONCACAF propongono di distribuire di più e decidere in modo più condiviso. Infantino dovrà ora spiegare se la FIFA intende conservare il modello attuale o accettare che la gestione delle proprie riserve diventi una responsabilità meno concentrata.
