Dopo l’espulsione di Malen in Como-Roma, l’allenatore giallorosso contesta l’uso dei fermo immagine per giudicare gli interventi: «Il calcio è fatto di azioni».
L’espulsione di Donyell Malen al 53° minuto di Como-Roma, terminata 0-0, ha riaperto la discussione sull’utilizzo dei fermo immagine nei commenti e nelle analisi della partite ma anche nelle nelle decisioni arbitrali, soprattutto quando, come nel caso di Malen, vengono avallate dalla tecnologia. Gian Piero Gasperini ha contestato il cartellino rosso mostrato al suo attaccante dall’arbitro Fabbri e confermato dopo la revisione del VAR, ma soprattutto il metodo con cui vengono giudicati alcuni interventi, quando un singolo fotogramma viene isolato dal resto dell’azione.
L’episodio è avvenuto all’inizio del secondo tempo. Malen, dopo essere stato trattenuto da un avversario, ha cercato di intervenire sul pallone con un movimento scomposto, finendo per colpire Kaiki con il piede alto. L’arbitro Michael Fabbri ha deciso per l’espulsione diretta.
«C’è un fallo ripetuto su Malen. Ora, dire che Malen faccia del gioco violento è veramente difficile da sostenere», ha dichiarato Gasperini nell’intervista pubblicata sul sito ufficiale della Roma. «Ha avuto uno slancio, dopo essere stato trattenuto, e ha cercato indubbiamente di intervenire, toccando anche la palla. Però, effettivamente, quello che è brutto è il salto. Non c’è nessuna intenzionalità da parte di Malen».
La critica dell’allenatore riguarda soprattutto il modo in cui viene ricostruita l’azione. Secondo Gasperini, fermare l’immagine nel momento del contatto rischia di far apparire deliberatamente violento un movimento che, osservato nella sua interezza, avrebbe una spiegazione diversa.
«Ho capito che, fermando il fotogramma in quel modo, è molto facile giudicare, ma il calcio non è fatto di fotogrammi. Il calcio è fatto di azioni, perché in questo modo si può giustificare tutto», ha spiegato. E ha aggiunto: «È ora di smetterla con i fotogrammi, perché falsificano veramente la realtà».
Gasperini sostiene però che la valutazione debba tenere conto dell’intera sequenza, non soltanto del momento dell’impatto. «Adesso, finalmente, da quest’anno si riesce a vedere un calcio più vero. Per favore, non torniamo indietro con questi fotogrammi assurdi», ha concluso.
Una posizione che va oltre il singolo episodio di Como-Roma e riporta al centro della discussione il rapporto tra tecnologia e interpretazione arbitrale: le immagini permettono di vedere dettagli difficili da cogliere in diretta, ma il modo in cui vengono mostrate può influenzare la percezione di un intervento.
