La lesione all’adduttore toglie ad Allegri un giocatore che fa tre lavori insieme: protegge la costruzione, porta palla oltre la pressione e riempie gli spazi quando il Napoli la perde. Le alternative esistono, ma chiedono alla squadra di cambiare compiti.
Frank Zambo Anguissa non è il giocatore che dà il primo passaggio al Napoli e non è nemmeno quello che deve rifinire ogni azione. Proprio per questo la sua assenza è facile da sottovalutare. Gli esami hanno rilevato una lesione miofasciale di basso grado dell’adduttore lungo destro e il club ha avviato la riabilitazione, senza comunicare una data di rientro. Il tema dell’approfondimento, però, non è la prognosi: è tutto quello che il Napoli dovrà fare in modo diverso finché Anguissa non ci sarà.
Un giocatore, tre funzioni
Nel centrocampo di Allegri, Anguissa tiene insieme fasi che di solito appartengono a giocatori diversi. È un appoggio quando la pressione chiude Lobotka; è una conduzione quando il primo passaggio non basta; è una rincorsa quando l’azione avversaria riparte. Non fa sempre la giocata più vistosa, ma evita che la stessa giocata debba farla qualcun altro fuori ruolo.
La sua qualità principale non è una singola statistica. È la possibilità di ricevere con un avversario addosso e portare il pallone per dieci o quindici metri, costringendo la linea avversaria a scegliere se uscire o arretrare. Se l’avversario esce, si libera un compagno; se resta, il Napoli ha già guadagnato campo. Questa è un’interpretazione tattica del suo gioco, non una sentenza sui numeri della stagione, ma spiega perché la sua assenza si sente anche nelle azioni in cui non avrebbe toccato l’ultimo pallone.
Senza di lui, Lobotka rischia di ricevere più spesso rivolto alla propria porta e De Bruyne di dover venire più indietro per collegare i reparti. Il problema non è soltanto costruire: è conservare una presenza abbastanza forte in mezzo al campo quando la costruzione viene sporcata.
Firenze ha già mostrato una soluzione, non la risposta
Nel pareggio del 20 settembre a Firenze, il Napoli è partito con Gilmour e Lobotka davanti alla difesa, con De Bruyne qualche metro più avanti. Anguissa, convocato dopo essersi allenato in gruppo alla vigilia, è entrato soltanto al 90’. Gilmour ha segnato il vantaggio e ha spiegato che l’azione nasceva da «uno schema che avevamo studiato in allenamento». Il tabellino e le dichiarazioni sono nel report ufficiale del Napoli.
Quella partita offre una fotografia utile. Gilmour e Lobotka possono dare ordine al possesso e aumentare le linee di passaggio corte. È una soluzione che rende più semplice uscire puliti, ma non crea automaticamente la corsa in avanti che Anguissa garantisce dopo il primo controllo.
Il rischio è confondere i ruoli. Gilmour può muovere il pallone con qualità e Lobotka può proteggerne il ritmo; nessuno dei due ha le caratteristiche per riprodurre la fisicità e la conduzione del compagno. Se Allegri sceglierà questa coppia, la squadra dovrà trovare altrove metri, strappi e coperture preventive.
Non serve una copia, serve una divisione del lavoro
La prima strada è accettare un Napoli un po’ più associativo: due centrocampisti di palleggio, più rotazioni vicine e meno azioni risolte da una conduzione centrale. In questo caso De Bruyne non dovrebbe soltanto ricevere tra le linee: dovrebbe anche aiutare a dare un’uscita verticale quando Lobotka e Gilmour vengono schermati.
La seconda riguarda gli esterni e i terzini. Se manca un giocatore capace di trasformare un recupero in una transizione, qualcuno deve allargare subito il campo e qualcun altro deve accompagnare l’azione senza lasciare scoperta la zona centrale. Non è un dettaglio da lavagna: stabilisce quante volte il Napoli potrà attaccare con più uomini davanti alla palla senza scoprirsi alla prima perdita. E sappiamo bene quanto Allegri tenga all’equilibrio…
La terza è legata agli inserimenti. L’assenza di Anguissa può spingere una mezzala o un trequartista a occupare di più l’area, ma quel movimento deve essere compensato. Ogni uomo mandato avanti lascia infatti un vuoto alle spalle. Con Anguissa, quel vuoto era spesso coperto dalla sua corsa, dalla sua capacità di rientrare e di occupare le potenziali linee di passaggio avversarie; senza di lui, la copertura dovrà essere ben costruita prima dell’azione, non rincorsa dopo.
La domanda giusta non è chi lo sostituisce
Il Napoli non deve provare a trovare un nuovo Anguissa in una sola maglia. La domande alle quali dovrà trovare risposte (e soluzioni) Allegri sono diverse. Chi porterà palla oltre la prima pressione? Chi proteggerà Lobotka? Chi rimarrà pronto a schermare le possibili ripartenze avversarie? Le risposte possono cambiare da una gara all’altra e dipenderanno dalla condizione degli altri centrocampisti.
Ci sono anche cautele necessarie rispetto a questa lettura tattica, che riguarda una parte del problema e non il tutto. Non si può attribuire a un’assenza tutte le difficoltà offensive della squadra: contro la Fiorentina Allegri ha parlato di poca lucidità nelle scelte e di scarsa determinazione nell’area avversaria, problemi che non coincidono automaticamente con la mancanza di un centrocampista. Lo ha detto nel post-partita pubblicato dal Napoli.
L’infortunio di Anguissa sarà per il Napoli di Allegri un test di organizzazione. Nelle prossime partite conterà meno il nome scritto accanto a Lobotka e più la distribuzione reale delle responsabilità. Se il Napoli riuscirà a trovare soluzioni ed equilibri nuovi, la sua assenza resterà pesante ma gestibile. Se cercherà una soluzione in un unico sostituto, scoprirà quanto Anguissa fosse già dentro ogni fase del gioco.
