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La Serie A ha smesso di fischiare? Quattro giornate non bastano per parlare di rivoluzione

Di Guglielmo Timpano

Le nuove regole contro perdite di tempo e simulazioni hanno accompagnato 121 gol in 40 partite e nessun 0-0: il segnale è forte, la prova deve ancora arrivare.

Dopo quattro giornate, la Serie A ha prodotto 121 gol in 40 partite, con una media di 3,025 reti per gara. Nessuna partita è finita 0-0. Nell’ultimo turno sono stati segnati 39 gol in dieci incontri, anche grazie al 3-2 del Sassuolo contro la Juventus e al 5-3 dell’Inter sull’Udinese. Sono numeri insoliti per l’inizio di un campionato e sufficienti per riaprire una discussione che il calcio italiano conosce bene: le partite sono diventate più fluide oppure siamo davanti soltanto a un campione iniziale particolarmente ricco di gol? I dati sulle prime 40 partite della Serie A

Il sospetto che ci sia un collegamento con il nuovo indirizzo arbitrale nasce da una coincidenza precisa. Dall’inizio della stagione gli arbitri stanno applicando le modifiche alle Regole del Gioco introdotte per il 2026/27, con un’attenzione particolare alle situazioni in cui una squadra può rallentare la ripresa del gioco. Alla vigilia di Juventus-NEC, Luciano Spalletti ha riassunto così la sua impressione: «Le nuove regole arbitrali liberano il calcio dalle strategie basate sulle perdite di tempo e sulle simulazioni». Secondo l’allenatore, in questo modo emergono anche i giocatori che restano più a lungo a terra. Le dichiarazioni di Spalletti riportate da Sky Sport

Spalletti non stava presentando una statistica sull’arbitraggio e non ha attribuito alle nuove disposizioni i 121 gol segnati finora. La sua era una valutazione sull’effetto che le regole possono avere sui comportamenti dei giocatori. È però una dichiarazione significativa perché arriva da un allenatore e descrive la percezione di chi vive le partite dalla panchina: se il tempo perso non produce più soltanto qualche minuto di recupero alla fine, ma può trasformarsi in una rimessa persa, in un calcio d’angolo concesso agli avversari o in un ingresso ritardato, la convenienza della protesta e della pausa costruita diminuisce.

Le novità erano state illustrate prima dell’inizio del campionato, durante un incontro tecnico del 18 agosto tra l’Associazione Italiana Arbitri, la Lega Serie A e i rappresentanti dei venti club. La riunione è stata condotta dal direttore tecnico dell’AIA Domenico Messina e dal responsabile della CAN Daniele Orsato. L’obiettivo dichiarato dalla Lega era aumentare il tempo effettivo e rendere le partite più dinamiche, partendo proprio dai momenti in cui il pallone non è in gioco. Il resoconto ufficiale dell’AIA sull’incontro

La regola più facile da riconoscere riguarda le sostituzioni. Quando viene mostrato il tabellone, il giocatore che deve uscire ha dieci secondi per lasciare il terreno di gioco, salvo i casi in cui lo impediscano motivi di sicurezza o un infortunio. Se supera il limite, il sostituto non entra subito: la squadra dovrà aspettare la prima interruzione successiva al trascorrere di un minuto dalla ripresa. L’ammonizione non scatta automaticamente per ogni ritardo, ma resta possibile quando il comportamento viene considerato eccessivo.

È cambiata anche la gestione degli infortuni. Un calciatore che viene valutato o curato in campo, oppure che provoca l’interruzione per un problema fisico, deve uscire e rimanere fuori per un minuto dopo la ripresa del gioco, con alcune eccezioni, tra cui il portiere e gli infortuni provocati da un fallo punito con ammonizione o espulsione. La logica è la stessa: evitare che una situazione non grave interrompa l’azione e che il giocatore rientri immediatamente dopo aver ottenuto il vantaggio della pausa. Le modifiche alle Regole del Gioco 2026/27 pubblicate dall’IFAB

Per le rimesse laterali e i calci di rinvio è previsto un conto alla rovescia visibile di cinque secondi quando l’arbitro ritiene che il ritardo sia deliberato. Se la rimessa non viene eseguita entro il tempo stabilito, passa agli avversari. Se invece il ritardo riguarda un calcio di rinvio, la conseguenza è più pesante: viene assegnato un calcio d’angolo alla squadra avversaria. La stessa ripresa può essere anticipata dal conteggio se il pallone viene recuperato lentamente proprio per ritardare l’azione. Anche il portiere rischia un calcio d’angolo se controlla il pallone con mani o braccia per più di otto secondi.

Non tutte le modifiche riguardano direttamente il tempo effettivo. Il protocollo VAR è stato ampliato ai casi di espulsione provocata da una seconda ammonizione chiaramente errata e agli episodi di scambio di identità, mentre le competizioni possono decidere se consentire la revisione di un calcio d’angolo assegnato in modo chiaramente sbagliato, a condizione che la correzione sia immediata e non ritardi la ripresa. In Serie A il messaggio complessivo è comunque leggibile: il gioco deve ripartire più rapidamente e l’arbitro deve intervenire prima che una perdita di tempo diventi una strategia organizzata.

Il problema è capire quanto di questo si rifletta davvero nei risultati. I 121 gol e l’assenza di 0-0 sono dati certi, ma non misurano il tempo effettivo. Non sappiamo, sulla base di queste sole quattro giornate, se siano diminuite le interruzioni, i falli fischiati, le ammonizioni per proteste, la durata delle sostituzioni o il possesso del pallone da parte dei portieri. Per stabilire se l’arbitraggio abbia modificato il ritmo servirebbe confrontare questi indicatori con le prime giornate delle stagioni precedenti e seguirne l’andamento per un periodo più lungo.

Anche il numero dei pareggi invita a una lettura meno sbrigativa. In 40 partite ci sono stati sei risultati pari, ma nessuno a reti inviolate. Le squadre non hanno smesso di pareggiare: finora hanno semplicemente pareggiato segnando. È una differenza importante, perché lo 0-0 dipende da molte variabili — la qualità degli attacchi, gli errori difensivi, la condizione delle squadre e il modo in cui vengono affrontate le partite — non soltanto dal numero di interruzioni.

Il dato resta comunque rilevante anche nel confronto internazionale citato da Football Italia: nello stesso tratto iniziale della stagione la Premier League aveva avuto quattro 0-0 e la Liga tre. La Serie A non è quindi soltanto dentro una fase di partite ricche di gol; ha iniziato il campionato con una distribuzione dei risultati diversa da quella di altri tornei importanti. Ma una differenza statistica non è ancora una spiegazione.

Per ora si può dire questo: l’AIA e la Lega hanno introdotto regole che rendono meno conveniente fermare il gioco, e i primi 40 incontri hanno offerto un campionato più aperto nei risultati. È plausibile che le due cose si siano influenzate, ma non è ancora possibile dimostrarlo. Il calcio ha sempre prodotto serie brevi capaci di sembrare una tendenza e poi di rientrare nella normalità.

La verifica arriverà nelle prossime settimane, quando le squadre avranno assimilato meglio le nuove disposizioni e il campionato avrà accumulato un numero di partite sufficiente per il confronto. Se diminuiranno davvero le pause costruite, i portieri saranno costretti a liberarsi prima del pallone e i giocatori infortunati o sostituiti perderanno la possibilità di usare ogni interruzione a proprio vantaggio, il cambiamento si vedrà prima ancora che nella classifica dei gol. Dopo quattro giornate, però, la definizione più corretta non è rivoluzione: è un segnale.