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Rimontare non basta: l’Inter ha imparato a reagire, non ancora a iniziare

Di Guglielmo Timpano

Tre volte sotto 0-2 nelle prime cinque giornate, sette punti portati a casa. Napoli, Udinese e Roma mostrano una squadra con risorse rare, ma anche un ritmo che non può diventare un’abitudine: la versione migliore dell’Inter arriva troppo spesso dopo il danno.

L’Inter ha 13 punti dopo cinque giornate, è imbattuta e ha già affrontato Napoli e Roma. Il bilancio è quindi buono, persino molto buono per una squadra che ha cambiato allenatore. C’è però un numero che merita di essere guardato prima della classifica: in tre delle cinque partite di campionato l’Inter è stata sotto 0-2.

Contro il Napoli ha vinto 3-2. Contro l’Udinese ha vinto 5-3. Contro la Roma ha pareggiato 2-2. Sono sette punti ottenuti dopo essere finiti a due gol di distanza dall’avversario. È una dimostrazione di carattere, profondità e qualità offensiva. È anche un avvertimento: una squadra che vuole stare in alto non può affidare con regolarità la propria partita al momento in cui non ha più margine di errore.

Il rischio, davanti a una sequenza così spettacolare, è ridurla alla formula della “pazza Inter” o alla sola mentalità. Le tre rimonte hanno invece origini diverse. Il dato comune non è un singolo errore tattico riconoscibile; è la distanza tra l’Inter che comincia la partita e quella che, una volta colpita, riesce a cambiarne il ritmo.

La stessa fotografia, tre sviluppi diversi

PartitaCome arriva lo 0-2Prima risposta dell’InterIl contributo dei cambiRisultato
Inter-Napoli,
5 settembre
0-0 all’intervallo; Politano e Højlund segnano tra 50’ e 53’Lautaro accorcia al 56’Thuram entra all’intervallo e pareggia; Carlos Augusto entra al 62’ e serve l’assist3-2
Inter-Udinese,
14 settembre
Abankwah al 9’, Ekkelenkamp al 16’Carlos Augusto al 26’, Barella al 35’Bonny entra al 70’ e firma il 5-25-3
Roma-Inter,
19 settembre
Koné al 6’ e al 37’Lautaro segna al 46’Sucic e Carlos Augusto entrano al 54’; il pari arriva al 79’2-2

La tabella aiuta a non trasformare un punteggio in una diagnosi. Contro il Napoli l’Inter non aveva giocato un primo tempo disastroso: era 0-0, poi ha subito due gol in tre minuti a inizio ripresa. Contro l’Udinese il problema è stato invece immediato: due gol subiti nei primi sedici minuti. A Roma lo svantaggio è maturato in un primo tempo nel quale la squadra di Gasperini ha imposto intensità e campo, arrivando due volte al gol con Manu Koné.

Le tre partite non dimostrano, quindi, che l’Inter abbia sempre la stessa fragilità. Dicono però che, in tre modi diversi, l’avversario è riuscito a portarla fuori dalla sua partita prima che l’Inter imponesse il proprio ritmo.

Napoli: la panchina cambia il finale

Il 5 settembre l’Inter ha chiuso il primo tempo contro il Napoli senza segnare e senza subire. La gara è esplosa dopo l’intervallo. Matteo Politano ha portato avanti il Napoli al 50’, Rasmus Højlund ha raddoppiato al 53’; Lautaro Martínez ha accorciato al 56’, Marcus Thuram ha pareggiato all’82’ e Lautaro ha deciso al 91’. La sequenza è ricostruita dalla cronaca di Reuters e dagli highlights di RaiPlay.

Qui la panchina ha avuto un peso preciso. Chivu aveva inserito Thuram e Curtis Jones all’intervallo; al 62’ è entrato Carlos Augusto. Thuram ha segnato il 2-2 e Carlos Augusto ha fornito il cross del pareggio. Il dato non prova che le sostituzioni abbiano “spiegato” da sole la rimonta, ma rende visibile la logica della scelta: aggiungere energia, profondità e più uomini capaci di attaccare l’area quando la gara era diventata una corsa da rincorrere.

Dopo la partita Chivu ha parlato proprio del rischio assunto. «Con le sostituzioni abbiamo preso dei rischi che hanno pagato», ha detto a Reuters. È la fotografia più fedele di quella serata: l’Inter non ha recuperato aspettando un errore del Napoli, ha accettato una partita aperta e ha trovato negli ingressi dalla panchina una parte della soluzione.

È anche la rimonta meno utile per sostenere la tesi dell’approccio sbagliato. Lo 0-2 è arrivato tutto dopo l’intervallo, in una finestra brevissima. Il problema, in quel caso, è stato più la gestione del primo quarto d’ora della ripresa che l’inizio della gara.

Udinese: il vero allarme è nei primi sedici minuti

La partita con l’Udinese è diversa e, proprio per questo, più significativa. I friulani hanno segnato al 9’ con James Abankwah e al 16’ con Jurgen Ekkelenkamp. L’Inter ha rimesso la gara in equilibrio prima dell’intervallo: Carlos Augusto ha accorciato al 26’, Nicolò Barella ha pareggiato al 35’ sulla sponda di Thuram.

Il resoconto ufficiale dell’Udinese è utile perché descrive il cambio di inerzia dal punto di vista della squadra che lo ha subito. Dopo il 2-0, l’Inter ha iniziato a riversarsi in avanti; dopo il 2-2 ha continuato a produrre occasioni. Nella ripresa ha segnato con Thuram, Pio Esposito e Bonny, prima del 5-3 di Gueye nel recupero.

Questa rimonta non nasce innanzitutto dai cambi. I due gol che cancellano lo svantaggio arrivano da giocatori già in campo. Anche il vantaggio di Thuram, al 57’, precede la prima sostituzione nerazzurra. Chivu cambia al 62’, con Jones e Pavard; al 70’ inserisce Dimarco e Bonny. Bonny, entrato per Thuram, segna il quinto gol al 79’: la panchina consolida la superiorità, non la accende.

È un dettaglio importante. Se contro il Napoli l’Inter ha trovato dalla panchina il modo per forzare il finale, contro l’Udinese ha cambiato la partita soprattutto con la reazione dei titolari. Il lato scomodo, però, resta nel principio: due gol concessi in sedici minuti a un avversario che non aveva bisogno di dominare il possesso per costruire un vantaggio enorme.

Roma: la rimonta conferma la forza, non assolve il primo tempo

All’Olimpico l’Inter ha trovato la prova più prestigiosa della sua capacità di restare nella partita. La Roma era partita forte e aveva segnato al 6’ e al 37’ con Koné. Lautaro ha accorciato al 46’ e ha pareggiato al 79’. Il tabellino della gara fissa anche la cronologia dei cambi: al 54’ Chivu ha inserito Sucic e Carlos Augusto, poi Luis Henrique al 63’.

Il primo segnale della rimonta, però, è arrivato prima delle sostituzioni: Lautaro ha segnato pochi secondi dopo l’inizio della ripresa. Questo conta perché sposta l’attenzione dal singolo cambio al messaggio dell’intervallo. Chivu ha detto che ciò che aveva detto ai suoi giocatori sarebbe rimasto nello spogliatoio; ha aggiunto però di avere visto nel secondo tempo «atteggiamento, grinta e personalità».

La parte più interessante della sua analisi è un’altra: «Bisogna fare meglio nell’approcciare le gare e capire l’avversario, pareggiare la loro intensità». L’intervista del club non è un’ammissione di crisi, ma esclude l’idea che il 2-2 debba essere letto solo come una celebrazione della rimonta.

Lautaro è stato ancora più netto. Ha definito il primo tempo «da dimenticare» e ha detto: «Prepariamo le partite in maniera corretta ma l’atteggiamento non lo dimostra, poi dobbiamo rimontare». Sono parole che l’Inter ha pubblicato integralmente. L’attaccante non individua una zona del campo o un movimento da correggere; parla di una distanza tra preparazione e applicazione. È un limite spiegato dall’interno, non imposto da chi guarda fuori.

Cosa dicono i dati, e cosa non dicono ancora

I sei gol che hanno portato l’Inter sullo 0-2 sono arrivati quattro volte nel primo tempo: due contro l’Udinese e due contro la Roma. I due contro il Napoli sono invece arrivati subito dopo l’intervallo. È un dato sufficiente per dire che le partenze lente sono esistite, ma non per attribuire la causa a un reparto o a un principio di gioco.

Per farlo servirebbero dati più precisi: dove l’Inter perde palla prima dei gol, quante volte viene superata sulle corsie, quali pressioni non riesce a sostenere, quanto cambia il volume delle occasioni tra i due tempi e quanto pesano le situazioni da palla inattiva. Senza questi elementi, “mentalità” è una descrizione utile di ciò che accade dopo, non una spiegazione completa di ciò che accade prima.

Ci sono però due fatti già visibili. Il primo è che l’Inter dispone di molte soluzioni: Lautaro decide due rimonte, Thuram segna contro Napoli e Udinese, Carlos Augusto partecipa a entrambe, Bonny chiude la gara con l’Udinese. Il secondo è che questa abbondanza offensiva ha finora coperto una partenza troppo intermittente.

È una distinzione decisiva. Le rimonte sono una qualità, perché non tutte le squadre hanno la panchina, il peso offensivo e la fiducia per recuperare due gol. Non sono però un piano di gara. Ogni 0-2 obbliga a spendere energie, ad alzare il rischio e a dipendere da un margine che può scomparire alla prima occasione sbagliata.

La prossima prova non sarà un’altra rimonta

L’Inter non deve dimostrare di saper reagire: lo ha già fatto tre volte. Deve dimostrare di saper riconoscere prima il tipo di partita che le viene proposto. Chivu lo ha detto con una formula molto concreta: capire l’avversario e pareggiarne l’intensità.

La prossima vittoria davvero indicativa non sarà un altro 3-2 costruito nel caos. Sarà una gara in cui l’Inter partirà al livello dell’avversario, farà valere le proprie soluzioni senza doverle trasformare in emergenza e arriverà al secondo tempo con una partita da gestire, non da salvare.

Per ora la classifica racconta una squadra forte e difficile da abbattere. Le tre rimonte raccontano qualcosa in più: una squadra che, quando sente il pericolo, sa diventare quasi irresistibile. La Storia Scomoda è che dovrebbe riuscirci anche prima.