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Totti e Spalletti, la pace “scomoda” è cominciata sul set: «Ora manca tutta la verità»

Di Guglielmo Timpano

Nel nuovo libro “Oltre”, Francesco Totti racconta come gli spot girati con Luciano Spalletti abbiano riaperto un rapporto interrotto nel 2017. Prima ci sono stati l’esclusione contro il Palermo, il quasi-scontro di Bergamo e le accuse nell’autobiografia del 2018; adesso ci sono sorrisi non comandati, ma anche un chiarimento ancora da fare

Il rapporto tra Francesco Totti e Luciano Spalletti non è ancora tornato quello della prima Roma spallettiana. Non è più, però, il silenzio durato oltre sei anni dopo l’ultima partita del capitano. Nel nuovo libro di Totti, Oltre, pubblicato da Cairo Editore il 22 settembre 2026, il punto di svolta non è una telefonata privata né un incontro organizzato dal club. È uno spot pubblicitario.

L’anticipazione, pubblicata oggi dalla Gazzetta dello Sport, racconta due lavorazioni per Amaro Montenegro: la prima girata a Roma nel 2025, la seconda nell’estate del 2026 nella tenuta toscana di Spalletti. Le telecamere hanno sfruttato una riconciliazione che interessava al marchio, ma hanno anche costretto i due a passare insieme abbastanza tempo da superare la sola cortesia. Totti descrive il risultato con precisione: non una pace definitiva, ma un rapporto che ha ricominciato a muoversi.

Prima del gelo c’era un rapporto vero

La rottura fu così rumorosa anche perché non riguardava due persone estranee. Nel primo ciclo di Spalletti alla Roma, tra il 2005 e il 2009, Totti era diventato il centro del sistema offensivo. Spostato stabilmente vicino alla porta, nella stagione 2006/07 segnò 26 gol in Serie A e vinse la Scarpa d’Oro. Quella Roma conquistò due Coppe Italia e una Supercoppa, giocando un calcio costruito intorno alla tecnica del suo capitano.

Il rapporto usciva anche dal campo. Spalletti era stato vicino a Totti durante i mesi del grave infortunio alla caviglia del 2006; Totti, anni più tardi, avrebbe continuato a definirlo uno degli allenatori più forti avuti in carriera. Il conflitto, nato nel secondo ciclo, non cancellò quella storia. La rese più difficile da accettare.

Spalletti tornò alla Roma nel gennaio 2016, al posto di Rudi Garcia. Doveva recuperare una squadra in difficoltà e, contemporaneamente, gestire l’ultimo tratto della carriera del calciatore più importante nella storia del club. Totti aveva 39 anni, giocava poco e aveva il contratto in scadenza. La società non aveva ancora chiarito se avrebbe continuato per un’altra stagione.

Il 20 febbraio, in un’intervista alla Rai, Totti chiese più rispetto e un confronto diretto con l’allenatore. Il giorno dopo Spalletti lo escluse dalla partita contro il Palermo. La Roma sostenne che non si trattava di una punizione: il direttore generale Mauro Baldissoni spiegò che l’allenatore, dopo le dichiarazioni, non aveva visto la serenità necessaria per impiegarlo e aveva cambiato il piano iniziale, che prevedeva l’utilizzo del capitano. La versione ufficiale del club non ricompose lo strappo.

Spalletti disse di non volere «alcun duello» e di dover difendere ruoli e regole. Sostenne inoltre di non poter accettare che un calciatore parlasse pubblicamente della propria gestione senza considerare l’effetto sul gruppo. Totti seguì Roma-Palermo dalla tribuna, mentre l’Olimpico cantava per lui. Da quel momento ogni suo ingresso e ogni scelta dell’allenatore furono letti come un nuovo capitolo dello scontro. ANSA ricostruì così quella giornata.

Bergamo, l’ultimo anno e l’addio del 2017

Il 17 aprile 2016 Totti entrò contro l’Atalanta e segnò il gol del 3-3. La partita sembrava offrire una tregua: il giocatore poco utilizzato aveva salvato la Roma. Negli spogliatoi, secondo la versione raccontata da Totti nella successiva autobiografia, avvenne invece il litigio più duro. Spalletti lo avrebbe accusato di voler comandare e di giocare a carte con i compagni, la notte in ritiro, nonostante un divieto; Totti scrisse che dovettero separarli in quattro per evitare che arrivassero alle mani.

Totti rinnovò comunque per un’ultima stagione. Nel 2016/17 ebbe un ruolo ridotto, spesso limitato agli ultimi minuti, mentre la Roma chiudeva il campionato al secondo posto con 87 punti. Il 28 maggio 2017 giocò contro il Genoa la sua ultima partita. Il ritiro non fu annunciato all’inizio della stagione e Totti lo visse come una decisione subita più che scelta. Spalletti lasciò la Roma al termine dello stesso campionato.

L’anno successivo, nel libro Un capitano, Totti rese pubblica la parte più aspra della propria versione. Raccontò di avere risposto a Spalletti, nel febbraio 2016: «Vigliacco, adesso che non ti servo più mi rompi il c… Sei arrivato qui con una missione, portala a termine». Sul litigio di Bergamo scrisse: «Perdo le staffe anche io e ci devono separare in quattro, altrimenti ce le daremmo di santa ragione». Gli estratti furono riportati da ANSA.

Nel febbraio 2018 Totti aveva detto che tra loro non c’era mai stato un chiarimento e che non ci sarebbe mai stato. Rimproverava a Spalletti soprattutto l’assenza di un confronto personale: avrebbe voluto essere gestito diversamente come calciatore e come uomo. La dichiarazione fu raccolta da Sky e riportata da Repubblica.

Spalletti ha sempre respinto l’accusa di avere deciso il ritiro di Totti. Nel dicembre 2018 disse che la società sapeva della sua intenzione di lasciare la Roma e che l’ex capitano avrebbe potuto continuare a giocare. La sua ricostruzione distingueva l’esclusione da una cacciata: gli avrebbe comunicato, alla presenza di altre persone, che non sarebbe andato in panchina; Totti avrebbe poi lasciato il ritiro.

Nel libro di Spalletti pubblicato nel 2025, Il paradiso esiste, la posizione è diventata meno difensiva ma non è cambiata nel punto centrale. L’allenatore ha scritto che il destino sportivo di Totti era già stato deciso dalla società e che la Roma lo aveva lasciato solo a gestire un caso impossibile. Ha ammesso errori di tono e attribuito responsabilità a tutte le parti. Ha anche spiegato di non avere rinnovato il proprio contratto per sottrarsi alla rappresentazione del «nemico Spalletti». La Gazzetta pubblicò alcuni passaggi del libro.

Il primo incontro dopo sei anni

Nel dicembre 2022 fu Totti a cambiare per primo il linguaggio pubblico. Disse che gli sarebbe piaciuto tornare a parlare con Spalletti, ricordando che con lui si era espresso al massimo e che il loro rapporto era andato oltre il campo. Era la prima vera apertura dopo anni.

L’incontro arrivò il 16 novembre 2023 all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Spalletti, allora commissario tecnico della Nazionale, invitò Totti a unirsi alla delegazione azzurra. La FIGC documentò la visita e l’abbraccio. Nel nuovo libro Totti racconta che, quando Vito Scala gli prospettò la presenza dell’ex allenatore, la prima risposta fu un no.

«E in effetti ci ho riflettuto, e ho capito che va bene essere egoisti, difendersi dal dolore e nascondere le ferite, ma non sulla pelle di altri. “Vito, okay”. Chiudi un occhio e ascolti il cuore. Cerchi di accantonare le cose accadute per una nobile causa. Quindi ho accettato l’invito, tanto prima o poi doveva succedere. Il mondo del calcio è piccolo. O lo saluto, o gli do ’na capocciata».

Spalletti gli andò incontro chiedendogli: «Dalla parte del cuore, ti do l’abbraccio? Dalla parte del cuore, via…». Totti lo descrive senza trasformarlo retroattivamente in una riconciliazione: «Un cinque veloce. Un abbraccio. Si è trattato di un gesto fugace, nulla di più. Non ho sentito nulla, non era ancora amore. Un fremito, o un brivido, niente di niente».

Il 14 maggio 2025 si rividero all’Olimpico, alla finale di Coppa Italia vinta dal Bologna sul Milan. Il dialogo, secondo Totti, non andò oltre «Come va?», «Tutto bene, e tu?», «Bene, grazie», «Ciao». Era un rapporto tornato possibile, non ancora recuperato.

Lo spot che li ha costretti a stare insieme

La proposta di Amaro Montenegro arrivò poco dopo. Il primo spot, diffuso nell’ottobre 2025 per i 140 anni del marchio, li mise dentro un duello western che si concludeva davanti a un bancone. Il comunicato del Gruppo Montenegro presentava la campagna come la ricomposizione di un’amicizia. Il racconto di Totti chiarisce che, sul set, la pace era ancora un lavoro in corso.

«Finché Damiano Biondi si è fatto vivo con una proposta. “Ti vorrebbero per lo spot dell’Amaro Montenegro”. “Bello”. “Okay. Poi mi dicono che sarebbe molto bello se lo girassi con…”. “Con?”. “Con Spalletti”. “Aspetta, forse ci sono delle interferenze. Con chi?”. “Con Spalletti…”. “No, ti voglio bene, ma non ce la faccio. Se lo incontro lo saluto per rispetto, per educazione, però davvero non riesco”».

Totti ammette che la proposta lo incuriosiva. Il confronto a distanza durò un mese, poi accettò.

«Non ero convintissimo però alla fine ho ceduto. Come location è stata scelta una zona di Roma che tutti chiamano I Ponti. Sono arrivato in motorino, era mattino presto. Ognuno aveva il suo camper per cambiarsi e per truccarsi. Sono sceso dal mio e mi sono avviato verso quello di Spalletti. Ho bussato. “Apri, che c’hai paura?”».

Il loro primo scambio sul set aveva già il tono che lo spot cercava, ma non era scritto.

«È sceso, ci siamo abbracciati, una cosa leggermente più vera rispetto a quella del Bambino Gesù. “Francesco, sei contento di fare lo spot con me?”. “Non vedevo l’ora. Comunque mi devi ringraziare, mister. Se avessi detto no io, non avrebbero preso neanche te”».

Durante una pausa intervenne anche Roma. Una donna si affacciò dal balcone per avvertire Spalletti: «Aò, nun ce scherzà col capitano, che quello è nostro. Sta attento. Noi nun ce scordamo». Totti trasformò l’avvertimento in una battuta rivolta al tecnico: «Mister, stai attento per davvero, che se qui faccio scattare l’ignoranza finisce male».

Il dettaglio importante, però, è ciò che successe fuori dalle battute preparate.

«Abbiamo lavorato insieme due giorni, è servito, ci siamo sciolti, abbiamo sorriso, di quei sorrisi spontanei, non comandati. Mi sono divertito. Devo dire che ne sono uscito più sereno».

Nell’estate del 2026 Totti e Spalletti hanno girato un secondo spot, questa volta per tre giorni nella tenuta dell’allenatore in Toscana. Una sera, a cena con altre persone, sono tornati direttamente sulla ferita.

«Ho parlato io, rivolgendomi a tutti: “Come allenatore era uno dei più forti, con me non si è comportato benissimo…”. “No, Francesco, è tutta colpa tua, sei tu che hai voluto il male mio e mi hai cacciato dalla Roma”. “Ma che stai a dì, mister? Hai fatto tutto da solo”».

Non ne sono usciti con una versione condivisa. È proprio questo a rendere il disgelo credibile: nessuno dei due sostiene che il passato sia stato risolto soltanto perché oggi riescono a ridere insieme.

La pace non è ancora una versione comune dei fatti

La frase finale di Totti tiene separate due cose che spesso vengono confuse. Il rapporto personale è ripartito; il conflitto storico non è stato chiarito.

«Di spot in spot stiamo eliminando le scorie. Abbiamo iniziato un forte percorso di riavvicinamento. Quando ci racconteremo tutta la verità, nient’altro che la verità, io ci metterò una pietra sopra in maniera definitiva. Potremo tornare a essere quelli di prima. E dopo la verità, brinderemo alla nostra. Amaro Spalletti, sapore vero».

Per anni Totti e Spalletti hanno alimentato la narrazione della rottura attraverso interviste, libri, conferenze e ricostruzioni di terzi. La pubblicità ha fatto una cosa più semplice: li ha tenuti nello stesso posto per più giorni, senza una partita da preparare e senza un contratto da decidere. Non ha stabilito chi avesse ragione nel 2016. Ha creato il tempo perché i due tornassero a parlarsi.

La parte irrisolta resta quella che Totti indica esplicitamente: sedersi senza copione e raccontarsi la stessa storia da due punti di vista diversi. Soltanto dopo, dice, arriverà la pace definitiva. Il brindisi dello spot è già avvenuto. Quello privato deve ancora aspettare.