Grosso e Tedesco erano stati scelti in estate; dopo 270 e 360 minuti sono stati sostituiti da Vanoli e Palladino. Il tema non è solo la crisi, ma il valore dei progetti costruiti a luglio.
In dieci giorni la Serie A ha già abbandonato due allenatori scelti per cominciare la stagione. Il 6 settembre la Fiorentina ha esonerato Fabio Grosso dopo tre sconfitte consecutive; il 16 settembre il Bologna ha interrotto il rapporto con Domenico Tedesco dopo quattro partite. Al loro posto sono arrivati, o sono tornati, Paolo Vanoli e Raffaele Palladino. Due decisioni diverse, prese da società diverse, ma accomunate dalla stessa tempistica: un progetto estivo è stato giudicato non più sostenibile prima che il campionato avesse superato la quarta giornata.
La Fiorentina aveva perso 4-0 contro la Roma, 3-0 in casa contro il Frosinone e 2-1 contro il Torino. In tre partite aveva segnato un gol e ne aveva subiti nove. Grosso, nominato a giugno con un contratto biennale, è stato quindi sollevato dall’incarico dopo appena 270 minuti di campionato. La ricostruzione di Reuters sull’esonero
Il Bologna ha resistito una partita in più, ma il bilancio era altrettanto difficile da difendere: un pareggio, tre sconfitte e soltanto due gol segnati. La sconfitta contro il Napoli ha chiuso l’esperienza di Tedesco, arrivato in estate dopo le esperienze al Fenerbahçe e con la nazionale belga. Il club ha affidato la squadra a Palladino con un contratto fino al 30 giugno 2029. L’annuncio del Bologna riportato dall’ANSA
Il primo elemento da osservare è che nessuno dei due cambi può essere definito una semplice soluzione temporanea. La Fiorentina ha richiamato Vanoli, l’allenatore che aveva sostituito Stefano Pioli nella stagione precedente e che aveva portato la squadra al quindicesimo posto, contribuendo alla sua permanenza in Serie A. Il Bologna ha scelto invece un tecnico con esperienza recente in campionato, reduce da un periodo all’Atalanta e già passato dalle panchine di Monza e Fiorentina. Il quadro dei cambi riportato da Reuters e il profilo di Palladino nella ricostruzione sul Bologna
La Fiorentina ha quindi sostituito Grosso con l’allenatore che aveva scelto di lasciare in estate. È il passaggio più evidente del caso: Vanoli era stato considerato adatto a chiudere la stagione precedente, ma non a guidare quella successiva. Dopo tre giornate, il club ha invertito la decisione e lo ha richiamato. Non è soltanto un cambio di panchina: è la rinuncia alla prima scelta tecnica dell’estate e il ritorno a una soluzione già conosciuta.
Il direttore sportivo Fabio Paratici ha spiegato a DAZN che la decisione è maturata dopo un confronto con Grosso, nel quale l’allenatore avrebbe mostrato «poca fiducia nella squadra e poca convinzione nel progetto». Le parole di Paratici riportate da Sky Sport La dichiarazione sposta il discorso oltre i risultati: secondo la società, il problema non era soltanto aver perso tre partite, ma la convinzione che il tecnico non fosse più nelle condizioni di portare avanti il lavoro.
Nel caso del Bologna, invece, il club non ha diffuso una spiegazione tecnica dettagliata. Il comunicato ufficiale ha ringraziato Tedesco per il lavoro svolto e ha annunciato l’arrivo di Palladino, senza descrivere divergenze tattiche o problemi nello spogliatoio. Le ragioni pubblicamente verificabili sono il rendimento e la classifica: un solo punto dopo quattro giornate, due gol segnati e una squadra già sedicesima. Il resto appartiene alle ricostruzioni giornalistiche e non può essere trasformato in un fatto.
È qui che entra in gioco la responsabilità della programmazione. Un allenatore scelto a giugno non arriva soltanto per dirigere le partite: partecipa alla preparazione, lavora sulla rosa e costruisce automatismi che dovrebbero accompagnare la squadra per tutta la stagione. Quando viene sostituito dopo 270 o 360 minuti, quel lavoro non viene necessariamente cancellato, ma perde il suo riferimento principale. I giocatori devono adattarsi a nuovi metodi, nuovi ruoli e nuove gerarchie mentre il calendario è già cominciato.
Questo non significa che un club debba insistere con un allenatore soltanto per difendere la propria scelta estiva. Tre sconfitte pesanti con una squadra senza punti e una partenza da un punto in quattro gare possono rendere razionale una decisione rapida. Il problema è capire se la società abbia riconosciuto subito un’incompatibilità già presente durante la preparazione o se abbia rinunciato troppo presto a un progetto che non aveva ancora avuto il tempo di essere verificato.
Le due situazioni non sono identiche. La Fiorentina ha motivato il cambio anche con una valutazione sulla fiducia dell’allenatore nel gruppo e nel progetto. Il Bologna non ha fornito elementi analoghi. La Fiorentina ha richiamato un tecnico già conosciuto; il Bologna ha puntato su un profilo esterno, firmandolo fino al 2029. Mettere i due casi sullo stesso piano sarebbe quindi semplicistico. Il dato comune è però difficile da ignorare: due squadre hanno cambiato guida nel primo mese di campionato dopo aver costruito l’estate attorno a un’altra idea.
Anche la durata dei contratti rende il contrasto più evidente. Grosso era stato scelto con un accordo biennale, mentre Palladino è stato chiamato a Bologna con un contratto che arriva al 2029. Una scadenza lunga può rappresentare fiducia e volontà di costruire, ma non garantisce da sola la pazienza necessaria per sviluppare un lavoro. La firma di un contratto pluriennale è una dichiarazione di intenti; la sua durata reale dipende dalle prime difficoltà, dai risultati e dalla disponibilità della società a sostenerle.
Non è possibile stabilire, sulla base delle informazioni pubbliche disponibili, quanto costino al Bologna e alla Fiorentina gli accordi ancora in essere con gli allenatori esonerati e i rispettivi staff. Le cifre non sono state comunicate dai club e non vanno ricostruite per supposizioni. Il costo sportivo, invece, è evidente: una parte della preparazione viene interrotta, il nuovo allenatore deve lavorare con una rosa che non ha scelto interamente e la dirigenza deve spiegare perché la propria decisione estiva non è durata nemmeno un mese.
La vera verifica non sarà quindi il semplice risultato della prossima partita. Vanoli dovrà dimostrare che il ritorno non è soltanto un modo per ridurre il rischio nell’emergenza; Palladino dovrà trasformare il contratto fino al 2029 in un progetto riconoscibile, non in una formula utilizzata per accompagnare una scelta urgente. Se entrambi riusciranno a stabilizzare le squadre, i club potranno sostenere di aver corretto rapidamente due errori. Se invece arriveranno altri cambiamenti, quei 270 e 360 minuti appariranno come il primo capitolo di una programmazione estiva già superata.
La domanda, alla fine, non riguarda soltanto il diritto di un allenatore a essere confermato o esonerato. Riguarda il significato che le società attribuiscono alla parola progetto. Se bastano tre sconfitte o quattro partite per abbandonarlo, allora il progetto non comincia a luglio: comincia il giorno in cui la classifica obbliga tutti a difenderlo.
