Seguici su Instagram

Il calcio incassa sempre di più. Perché continua a perdere soldi?

Di Guglielmo Timpano

l calcio incassa sempre di più. Perché continua a perdere soldi?

Juventus e Milan chiudono in rosso, il Barcellona finanzia ancora il nuovo Camp Nou, lo United perde nonostante i ricavi record. Inter e Real Madrid mostrano però che un altro equilibrio è possibile. Per capire quanto sia sostenibile il calcio bisogna distinguere fatturato, perdite e debiti: raccontano problemi diversi.

La Juventus ha chiuso l’esercizio 2025/26 con una perdita di 66 milioni di euro e ha proposto un nuovo aumento di capitale, fino a 250 milioni. Exor si è impegnata a versarne subito 60 in conto futuro aumento: abbiamo ricostruito l’operazione nella News Scomoda dedicata ai conti bianconeri. Il limite di 250 milioni indica quanto potrà essere raccolto attraverso l’operazione, non una somma già entrata nelle casse del club.

Un aumento di capitale permette agli azionisti di mettere altri soldi nella società. Può finanziare investimenti, ridurre l’indebitamento o compensare le risorse consumate dalle perdite. Non diventa però un ricavo: se il proprietario versa cento milioni, per il club non è come se avesse guadagnato cento milioni vendendo biglietti, sponsorizzazioni o diritti televisivi.

La distinzione serve a capire cosa significhi davvero essere sostenibili. Una società può continuare a operare perché la proprietà la finanzia, pur senza riuscire a mantenersi da sola con la propria attività. Non è automaticamente insolvente. Dipende, però, dalla disponibilità di qualcuno a intervenire ancora.

Anche il Milan è tornato in perdita. Il progetto di bilancio annunciato il 28 settembre indica 464,6 milioni di ricavi e un risultato negativo di circa 24 milioni, dopo tre esercizi in utile. Il fatturato è diminuito del 6% nell’anno senza coppe europee, nonostante le sponsorizzazioni abbiano superato per la prima volta i cento milioni. L’indebitamento finanziario netto è salito da circa 92 a 145,3 milioni. acmilan.com

Il problema è che una parte delle entrate dipende dai risultati sportivi, mentre molti costi sono già impegnati. Se una squadra manca la qualificazione europea, non può ridurre nella stessa misura stipendi e contratti sottoscritti negli anni precedenti. Può vendere giocatori, rinegoziare accordi, tagliare altrove. Ma nessuna di queste decisioni è priva di conseguenze sportive.

Perdere soldi e avere debiti non sono la stessa cosa

La perdita misura il risultato di un periodo: i costi registrati nell’esercizio hanno superato i ricavi. Il debito fotografa invece un’obbligazione ancora da pagare in una certa data. La cassa indica il denaro disponibile.

Le tre cose si influenzano, ma non coincidono. Una società può chiudere in utile e avere poca liquidità, perché deve ancora incassare crediti oppure ha appena pagato un investimento. Può anche registrare una perdita e disporre di denaro, perché ha ottenuto un prestito o un versamento dagli azionisti.

Quando si confrontano i club bisogna quindi controllare cosa comprendano le cifre. Il debito finanziario riguarda finanziamenti e strumenti simili; l’indebitamento finanziario netto tiene conto anche della liquidità secondo il perimetro utilizzato. Il totale delle passività comprende altre obbligazioni, come debiti verso fornitori e fisco. Non sono numeri intercambiabili.

Nel calcio c’è poi una particolarità che rende i bilanci meno intuitivi: il costo dei cartellini.

Immaginiamo un giocatore acquistato per 50 milioni con un contratto di cinque anni. Semplificando, il club registra dieci milioni di costo per ogni stagione: è l’ammortamento. Il pagamento può seguire scadenze differenti, concordate con la società venditrice.

Dopo due anni, il valore contabile residuo è di trenta milioni. Se il giocatore viene ceduto per quaranta, la plusvalenza è di dieci: la differenza tra il prezzo di vendita e il valore rimasto a bilancio. Non quaranta milioni di profitto.

Questo meccanismo spiega perché una campagna acquisti continui a pesare per anni e perché una cessione possa migliorare rapidamente il risultato economico. Spiega anche l’interesse a vendere calciatori cresciuti nel vivaio, che generalmente hanno un valore contabile molto basso. Il beneficio immediato sui conti può essere consistente, anche quando la squadra perde un elemento importante.

L’Inter dimostra che non basta guardare il fatturato

L’Inter offre un confronto utile. Nel progetto di bilancio 2025/26, approvato dal consiglio di amministrazione il 24 settembre, i ricavi scendono da 567 a 518 milioni. L’esercizio precedente comprendeva gli effetti della finale di Champions League e del Mondiale per club.

Nonostante il calo, il risultato resta positivo per 22,7 milioni. Sono diminuiti i costi della produzione; il rifinanziamento ha inoltre ridotto di circa 19 milioni gli oneri finanziari. inter.it

Il rifinanziamento non cancella necessariamente il debito: può cambiarne scadenze e condizioni, alleggerendo il costo annuale. È uno dei motivi per cui due società con un indebitamento simile possono trovarsi in situazioni molto diverse.

L’Inter non dimostra che ogni problema sia risolto. Dimostra qualcosa di più circoscritto: si può restare in utile anche fatturando meno, se costi e oneri scendono abbastanza.

Manchester United: un record di ricavi può convivere con una perdita

La dimensione commerciale, da sola, non protegge dai conti in rosso. Il Manchester United ha annunciato per il 2025/26 ricavi record di 677,6 milioni di sterline e una perdita netta di 43 milioni. Il risultato operativo era invece positivo per 22,6 milioni. archive.fast-edgar.com

Il passaggio dall’utile operativo alla perdita finale conta: dopo aver considerato l’attività del club, bisogna ancora includere le componenti finanziarie e fiscali. Un’impresa può produrre un margine e vederlo assorbito.

Per questo nei comunicati compaiono spesso risultati positivi accompagnati da sigle come EBITDA. È una misura utile, ma esclude interessi, imposte e ammortamenti. Non corrisponde all’utile finale e nemmeno al denaro liberamente spendibile: restano da considerare, tra le altre cose, investimenti e rimborsi dei finanziamenti.

Leggere soltanto il numero più favorevole di un bilancio significa fermarsi prima di sapere quanto costa mantenere l’intera struttura.

Il miliardo del Barcellona va spiegato

Il Barcellona è diventato il caso più citato quando si parla di debiti nel calcio. Ma la formula «un miliardo di passivo» mescola spesso dati diversi.

La verifica contabile presentata dal club nel 2021 individuava 1,35 miliardi di passività e altri impegni riferiti al marzo di quell’anno. Non era una perdita annuale e non va riproposto come se fosse automaticamente il debito aggiornato a oggi. Nella stessa ricostruzione, l’indebitamento finanziario netto era di 673 milioni. fcbarcelona.com

Nei conti 2025/26 approvati dall’assemblea, il Barcellona indica ricavi ordinari per 1,06 miliardi di euro, una perdita netta di 18 milioni e un patrimonio netto negativo per 168 milioni. Quest’ultimo dato significa che, secondo i valori contabili, le passività superano le attività. È una misura della fragilità accumulata, diversa dal risultato dell’ultima stagione. fcbarcelona.com

A questo si aggiunge il Camp Nou. Il 19 settembre l’assemblea ha autorizzato 510 milioni di nuovi finanziamenti: trecento per completare i lavori e 210 attraverso strumenti garantiti da futuri ricavi audiovisivi. foundation.fcbarcelona.com

Finanziare uno stadio può avere una logica economica: spendere oggi per ottenere domani più entrate da biglietti, ospitalità e attività commerciali. Ma i ricavi attesi devono diventare incassi sufficienti a pagare gestione e finanziamenti. Se i lavori ritardano, una parte delle entrate slitta mentre i costi continuano.

Impegnare ricavi futuri, come ha fatto il Barcellona, permette di ottenere denaro subito. Riduce però la libertà con cui quel denaro potrà essere utilizzato negli anni successivi.

Il Real Madrid ha debiti importanti, ma anche un’altra capacità di sostenerli

Il Real Madrid ha chiuso il 2025/26 con 1.221,3 milioni di ricavi, esclusi i trasferimenti dei giocatori, e un utile netto di 26,3 milioni. Il patrimonio netto è di 624,4 milioni.

Il club indica un debito netto di appena 8,7 milioni, ma quel numero esclude il finanziamento del Bernabéu. Il debito residuo legato allo stadio supera 1,1 miliardi. Omettere questa precisazione darebbe un’immagine incompleta. realmadrid.com

Non significa che il Real sia nella stessa situazione del Barcellona. Per valutare la sostenibilità di un finanziamento bisogna conoscere le scadenze, il costo e le entrate che serviranno a rimborsarlo, oltre alle altre risorse del debitore.

Un grande debito non dimostra da solo un dissesto. Un fatturato enorme non dimostra da solo la solidità. Il confronto utile è tra gli impegni presi e la capacità di rispettarli, anche quando una stagione va peggio del previsto.

Il fair play finanziario sta funzionando?

Le regole UEFA sono nate per limitare squilibri che i soli ricavi crescenti non correggevano. Il sistema attuale combina controlli sui pagamenti scaduti, sui risultati economici rettificati e sul costo della squadra.

Dal 2025/26 il limite della squad cost rule è del 70%: comprende stipendi rilevanti, ammortamenti dei calciatori e costi degli agenti, rapportati a una base di ricavi definita dal regolamento che considera anche il saldo dei trasferimenti. Non significa semplicemente che gli stipendi possano assorbire il 70% del fatturato pubblicato nel comunicato. UEFA.com

I controlli producono conseguenze. Nel monitoraggio concluso nel 2026, la UEFA ha indicato diversi club oltre il limite sul costo della rosa, fra cui Chelsea, Aston Villa, Newcastle e Fiorentina, applicando sanzioni. UEFA.com

Esiste inoltre una differenza tra l’utile del bilancio e quello riconosciuto per rispettare le regole sportive. Nel 2025 la UEFA ha richiesto rettifiche dopo aver esaminato vendite di beni, scambi di giocatori e operazioni con parti correlate. Un’operazione contabilizzata non migliora necessariamente nella stessa misura il risultato valido per i controlli. UEFA.com

Questo non basta a garantire l’equilibrio. Il limite sulla rosa non comprende ogni costo; rispettarlo non elimina i debiti né assicura che gli investimenti rendano quanto previsto. E le regole proporzionali ai ricavi consentono a chi incassa molto di spendere molto: contenere le perdite e rendere i campionati più equilibrati sono obiettivi distinti.

La crescita economica del settore continua. La UEFA ha rilevato 28,6 miliardi di ricavi per i club delle prime divisioni europee nel 2024 e previsto il superamento dei trenta miliardi nel 2025. Nello stesso rapporto segnala però l’aumento del 42% dei costi del personale non composto da calciatori tra il 2021 e il 2024. Non cresce soltanto il prezzo delle rose: costa di più anche la struttura che le sostiene. UEFA.com

Può reggersi senza chiedere continuamente altri soldi?

Il calcio moderno può essere sostenibile, ma i bilanci mostrano che non lo è allo stesso modo per tutti. Ci sono club capaci di produrre utili, altri impegnati in investimenti finanziati a debito, altri ancora che hanno bisogno di nuovi versamenti per compensare perdite ricorrenti.

Il punto non è pretendere che ogni società chiuda ogni anno in attivo. Una perdita può accompagnare un investimento ragionevole o una stagione eccezionalmente negativa. Diventa più preoccupante quando si ripete e il rimedio consiste sempre in nuove cessioni, nuovi prestiti o nuovi interventi della proprietà.

Nel calcio questa fragilità ha una causa particolare: molte squadre spendono per raggiungere gli stessi posti in Champions League, ma quei posti restano limitati. I contratti vengono firmati prima di sapere chi li conquisterà. I ricavi sperati sono incerti; buona parte dei costi è già certa.

Il fair play finanziario mette un limite a questa rincorsa. Non può però sostituire una gestione che preveda anche l’insuccesso. La prova più concreta della sostenibilità è proprio questa: poter sbagliare una stagione senza dover vendere in fretta i giocatori migliori, impegnare altre entrate future o chiedere un intervento urgente agli azionisti. Finché il pareggio dipende dall’obbligo di vincere, l’equilibrio resta precario.