Dalla finale di Coppa Uefa del 1991 alle cinque finali di Coppa Italia tra il 2005 e il 2010: la Roma ha vinto le coppe del 2007 e del 2008, ma l’Inter ha avuto l’ultima parola nei campionati, soprattutto nelle volate del 2007/08 e del 2009/10.
Roma-Inter non è un derby, non ha una frontiera geografica e non nasce da una rivalità cittadina. È diventata una sfida speciale per accumulo: finali, scudetti contesi, rimonte, polemiche, grandi giocatori e un numero anomalo di partite in cui la stagione di una delle due è cambiata proprio contro l’altra.
Alla vigilia dell’ennesimo incrocio all’Olimpico, Gian Piero Gasperini ha riassunto il peso della storia con una frase che sembra già l’incipit di questo capitolo: «C’è stato un periodo in cui riuscivo a ottenere risultati contro l’Inter, ultimamente perdo sempre». Il riferimento era alla sua esperienza personale, ma la sensazione riguarda anche la Roma: contro l’Inter ha spesso saputo giocare le partite migliori, non sempre portarsi via ciò che contava di più. Pallone Scomodo ha riportato le parole del tecnico giallorosso.
Prima della grande stagione delle finali
Il confronto ha radici più vecchie di quanto suggerisca il ricordo degli anni Duemila. In Coppa Italia, le prime sfide tra le due squadre risalgono agli anni Trenta. Nel 1965 arrivò un 2-2 spettacolare, seguito dalla vittoria dell’Inter ai rigori. Nel 1981 la Roma sembrò chiudere il discorso con un 4-1 all’Olimpico, ma l’Inter ribaltò tutto a San Siro vincendo 3-0 con Beccalossi e Altobelli. Nel 1990, ancora in Coppa Italia, fu l’Inter a passare il turno con un 3-1.
Questi episodi raccontano già due caratteristiche che torneranno più volte: la Roma capace di imporre il proprio calcio a Roma e l’Inter più abituata a sopravvivere al confronto, allungarlo, spostarlo sul terreno della gestione. Il bilancio storico della Coppa Italia, aggiornato all’ultimo incrocio del 2022, è significativo: 11 successi nerazzurri, sette giallorossi e tre pareggi, con uno dei pareggi seguito da una vittoria interista ai rigori. L’archivio ufficiale dell’Inter ricostruisce il percorso della sfida nella competizione.
1991: la finale europea che ha dato un peso internazionale alla rivalità
Il primo grande capitolo è la finale di Coppa Uefa 1990/91, l’unica finale europea disputata da Roma e Inter una contro l’altra. La Roma di Ottavio Bianchi arrivò all’ultimo atto dopo aver eliminato Benfica, Valencia, Bordeaux, Anderlecht e Brøndby. L’Inter di Giovanni Trapattoni aveva invece trasformato San Siro in una fortezza: sei vittorie su sei in casa durante il cammino europeo.
La finale si decise proprio lì. All’andata, l’8 maggio 1991, l’Inter vinse 2-0 con un rigore di Lothar Matthäus e un gol di Nicola Berti. Il ritorno all’Olimpico, due settimane più tardi, fu la risposta della Roma: Ruggiero Rizzitelli segnò all’81’, ma il gol non bastò a riaprire davvero il confronto. L’Inter vinse la coppa con il 2-1 complessivo. La ricostruzione della Uefa e l’archivio nerazzurro della finale raccontano lo stesso dettaglio decisivo: la Roma riuscì a vincere il ritorno, ma l’Inter aveva già costruito a Milano il margine che serviva.
È la prima vera fotografia della rivalità: la Roma non è inferiore nel confronto diretto, ma arriva tardi. L’Inter non deve dominare entrambe le partite; le basta essere più efficace nel momento che pesa di più.
Cinque finali e due volate scudetto
Tra il 2005/06 e il 2009/10 Inter e Roma si affrontarono in cinque finali di Coppa Italia in sei anni. Nello stesso periodo l’Inter vinse cinque scudetti consecutivi e la Roma chiuse seconda in quattro di quei cinque campionati. Il dato va letto con precisione: le volate vere furono quelle del 2007/08 e del 2009/10; nel 2005/06 e nel 2006/07 i nerazzurri arrivarono davanti con margini più ampi, mentre nel 2008/09 la Roma finì sesta e non fu in corsa per il titolo.
| Stagione | Inter | Roma | Come si decide la storia |
|---|---|---|---|
| 2005/06 | 76 punti, campione | 69 punti, 2ª | Sette punti di margine; titolo assegnato all’Inter dopo le sentenze di Calciopoli |
| 2006/07 | 97 punti, campione | 75 punti, 2ª | Ventidue punti di margine |
| 2007/08 | 85 punti, campione | 82 punti, 2ª | Volata all’ultima giornata, chiusa dall’Inter a Parma |
| 2008/09 | 84 punti, campione | 63 punti, 6ª | Non fu una lotta scudetto Roma-Inter |
| 2009/10 | 82 punti, campione | 80 punti, 2ª | Due punti di margine, dopo il sorpasso interista nel finale |
È la cornice che mancava al racconto: la Coppa Italia fu il teatro degli scontri diretti più ravvicinati, ma il campionato restò quasi sempre il territorio dell’Inter. La Roma riusciva a battere i nerazzurri nella partita da coppa; l’Inter, invece, conservava la continuità necessaria per arrivare davanti dopo trentotto giornate. Le classifiche delle cinque stagioni confermano il divario e la diversa natura delle rispettive sfide.
L’Inter vinse le finali di Coppa Italia del 2005, del 2006 e del 2010; la Roma quelle del 2007 e del 2008.
Nel 2005 la finale era ancora su due partite. L’Inter tornò a vincere la Coppa Italia dopo una lunga attesa: all’Olimpico fu decisivo Adriano, a San Siro una punizione di Siniša Mihajlović chiuse il discorso. Per l’Inter di Roberto Mancini fu il primo trofeo del ciclo che avrebbe portato a una nuova dimensione competitiva. Per la Roma fu il primo avvertimento: il talento offensivo e il possesso non bastavano quando l’avversario riusciva a trasformare ogni episodio in una sentenza.
Nel 2006 la finale si ripeté. All’Olimpico finì 1-1, con il vantaggio di Julio Cruz e il pareggio di Amantino Mancini. A San Siro l’Inter vinse 3-1: Esteban Cambiasso segnò al volo, poi Cruz e Obafemi Martins completarono il successo. Due finali consecutive, due vittorie nerazzurre, entrambe costruite attraverso il doppio confronto. La Roma produceva calcio e occasioni; l’Inter controllava la serie, non soltanto la singola serata.
Quella stessa estate arrivò una delle partite più assurde della rivalità: la Supercoppa Italiana del 26 agosto 2006. La Roma si portò avanti 3-0 a San Siro, ma l’Inter rimontò e vinse 4-3 ai supplementari. Non era una finale di Coppa Italia, ma è un episodio fondamentale perché anticipa il tema che tornerà nel 2010: contro l’Inter la Roma può anche sembrare in controllo, ma il controllo deve durare fino all’ultimo minuto. Una partita persa dopo tre gol di vantaggio non è solo una rimonta; è una memoria che resta dentro le sfide successive.
2007 e 2008: la Roma si prende i suoi ultimi trofei italiani
La risposta giallorossa arrivò nel 2007, nel modo più rumoroso possibile. Nella finale d’andata di Coppa Italia, all’Olimpico, la Roma travolse l’Inter 6-2. Segnarono Daniele De Rossi, Simone Perrotta, Mancini, Christian Panucci due volte e Hernán Crespo due volte per i nerazzurri. L’Inter aveva appena conquistato lo scudetto a Siena, ma la Roma giocò come se quella fosse la partita che poteva ridisegnare i rapporti di forza. Il tabellino della gara restituisce la dimensione del risultato.
Il ritorno fu meno semplice: l’Inter si portò sul 2-0 e provò a riaprire una finale che sembrava già finita. La rete di Perrotta, però, fissò il risultato sul 2-1 per i nerazzurri e consegnò alla Roma la coppa con un 7-4 complessivo. Il 6-2 è iconico perché non fu una vittoria episodica o difensiva: fu la notte in cui la Roma di Luciano Spalletti impose all’Inter un ritmo e una qualità che la favorita non riuscì a sostenere. Ma è iconico anche per il ritorno, dove l’Inter dimostrò di non accettare mai una sconfitta come definitiva.
Tre mesi dopo, la Roma vinse anche la Supercoppa Italiana a San Siro. Finì 1-0, con Daniele De Rossi su rigore. La differenza simbolica è forte: l’Inter aveva appena vinto il campionato, ma la Roma andò a prendere il trofeo nella casa nerazzurra. Nel 2007, per una volta, il grande confronto ebbe una vincitrice giallorossa sia nella partita sia nella narrazione.
Nel 2008 la Roma difese la Coppa Italia ancora contro l’Inter. Fu la prima finale in gara unica dopo il ritorno al vecchio formato e si giocò all’Olimpico: Philippe Mexès e Simone Perrotta portarono la Roma sul 2-0, poi Pelé accorciò con un tiro dalla distanza. L’Inter sfiorò il pareggio, colpendo anche un palo con Nicolás Burdisso, ma il trofeo rimase a Roma. L’archivio ufficiale dell’Inter ricorda quella finale e il suo significato: era il quarto atto consecutivo tra le due squadre e la seconda coppa di fila per i giallorossi.
Il 2007/08: la volata decisa su due campi
La stagione 2007/08 è il capitolo che non può mancare. Dopo il pareggio dell’Inter contro il Siena alla penultima giornata, la classifica prima dell’ultimo turno diceva Inter 82, Roma 81. Il 18 maggio 2008 si giocò tutto contemporaneamente: l’Inter a Parma, con i padroni di casa in lotta per la salvezza, e la Roma a Catania, dove anche i siciliani cercavano punti decisivi per restare in Serie A.
La Roma passò in vantaggio al Massimino e per una parte della serata fu campione d’Italia virtuale. A Parma, invece, l’Inter rimase bloccata sullo 0-0 fino all’ingresso di Zlatan Ibrahimović: lo svedese segnò al 62’ e al 79’, trasformando una partita paralizzata nella vittoria per 2-0 che valse il titolo. Il Catania trovò poi il pareggio contro la Roma: Inter prima con 85 punti, Roma seconda con 82. Il racconto ufficiale dell’Inter di quella giornata restituisce il peso del doppio campo e della rimonta firmata Ibrahimović.

È una sfida iconica per il modo in cui condensa l’intera rivalità: la Roma sembrò avere in mano il campionato proprio mentre stava vincendo l’ennesima partita decisiva, ma l’Inter trovò dalla panchina l’uomo e il momento per restare davanti. Sei giorni dopo, all’Olimpico, la Roma avrebbe battuto l’Inter 2-1 nella finale di Coppa Italia. In quella stessa settimana la Roma vinse dunque il confronto diretto per il trofeo, ma perse la corsa più lunga per lo scudetto.
Questi due successi contengono il paradosso della storia. La Roma ha vinto tutti gli ultimi tre trofei italiani della propria bacheca conquistati prima del lungo digiuno nazionale contro la stessa avversaria: la Coppa Italia 2006/07, la Supercoppa 2007 e la Coppa Italia 2007/08. Non è un dettaglio marginale. Significa che, quando la Roma è riuscita a sollevare un trofeo domestico in quell’epoca, spesso lo ha fatto battendo proprio l’Inter.
Eppure l’Inter è rimasta la squadra che ha vinto più volte le partite con il peso maggiore.
Il 3-3 del 2009: la Roma domina, l’Inter non cade
Il 1° marzo 2009, a San Siro, arrivò una delle partite di campionato più rappresentative. La Roma segnò con De Rossi e Riise nel primo tempo, poi con Matteo Brighi nella ripresa. L’Inter rispose due volte con Mario Balotelli e trovò il 3-3 definitivo con Hernán Crespo all’84’. Sky Sport raccontò la partita come una doppia occasione sfumata per i giallorossi: la Roma fu avanti di due gol in due momenti diversi, ma non riuscì a chiudere la gara.
Quella partita va però collocata correttamente: il 2008/09 non fu una lotta scudetto tra Roma e Inter. I nerazzurri vinsero il campionato con 84 punti, mentre la Roma chiuse sesta a 63. Il 3-3 resta iconico non per la classifica finale, ma perché mostra la capacità dell’Inter di non uscire dalla partita nemmeno quando la Roma sembra superiore per qualità e volume di gioco.
Il motivo per cui quella partita è rimasta nella memoria non è soltanto lo spettacolo. È la sintesi di una gerarchia: la Roma aveva abbastanza qualità per mettere in difficoltà l’Inter, ma l’Inter aveva abbastanza carattere, alternative e abitudine ai grandi momenti per non perdere. Anche quando sembrava alle corde, rimaneva dentro la partita.
Pochi mesi dopo, nei quarti di finale di Coppa Italia, i nerazzurri vinsero ancora 2-1 a San Siro: Adriano, Taddei e Zlatan Ibrahimović. Non era una finale, ma confermava la tendenza: nelle sfide a eliminazione diretta, l’Inter trovava quasi sempre il modo di avanzare.
2010: la Roma vince lo scontro diretto e perde la seconda volata
Il capitolo più doloroso è il 2009/10. Il 27 marzo, all’Olimpico, la Roma batté l’Inter 2-1. Daniele De Rossi segnò al 17’, Diego Milito pareggiò al 68’, Luca Toni firmò il gol decisivo al 73’. Sky Sport definì quella partita il capolavoro della Roma nella corsa scudetto: la squadra di Claudio Ranieri si portò a un solo punto dalla capolista e riaprì il campionato.
Per una notte, il rapporto di forza sembrò rovesciato. La Roma vinse lo scontro diretto, controllò l’Olimpico e trasformò la partita in un’idea concreta di scudetto. Poi arrivò il dettaglio che rende quella stagione una storia scomoda: vincere contro l’Inter non bastò.
La Roma passò in testa dopo la vittoria sull’Atalanta e il pareggio dell’Inter contro la Fiorentina. Rimase davanti fino al 25 aprile, quando perse 2-1 in casa contro la Sampdoria. L’Inter vinse a Bergamo e riprese il comando. Il 5 maggio, sempre all’Olimpico, la finale di Coppa Italia fu ancora Roma-Inter: Milito segnò l’1-0 per i nerazzurri. Undici giorni dopo lo stesso attaccante decise a Siena la partita che consegnò all’Inter il quinto scudetto consecutivo. La cronaca della stagione ricostruisce il doppio sorpasso e il ruolo di Milito.
In meno di due mesi la Roma aveva battuto l’Inter in campionato, perso contro di lei una finale e lasciato lo scudetto nelle sue mani. L’Inter avrebbe poi completato il Triplete con la Champions League. La partita di Toni è quindi una vittoria reale, ma anche il simbolo di ciò che alla Roma è mancato: trasformare il momento più bello in un titolo.

La bilancia dei trofei
Il conto delle finali di Coppa Italia è netto: cinque finali tra il 2005 e il 2010, tre vinte dall’Inter e due dalla Roma. Nella Supercoppa, nello stesso ciclo, il bilancio è ancora più favorevole ai nerazzurri: Inter-Roma 4-3 nel 2006, Roma-Inter 1-0 nel 2007, Inter-Roma 2-2 nel 2008 con vittoria interista ai rigori e Inter-Roma 3-1 nel 2010.
Questi numeri non cancellano le notti giallorosse. Le rendono più preziose e, forse, più ingombranti. La Roma ha avuto la capacità di battere l’Inter proprio quando cercava un trofeo; l’Inter ha avuto la capacità di battere la Roma quando quel trofeo diventava parte di un progetto più grande: un ciclo di vittorie, una rimonta, uno scudetto, un Triplete.
È questa la differenza tra una rivalità equilibrata e una rivalità simmetrica solo in apparenza. La Roma ha prodotto imprese più spettacolari, come il 6-2 del 2007. L’Inter ha accumulato più passaggi decisivi: la Coppa Uefa del 1991, le finali di Coppa Italia del 2005, 2006 e 2010, il campionato del 2010. La Roma ha i lampi; l’Inter, più spesso, l’ultima parola.
Gasperini può cambiare la storia?
La domanda non è se la Roma possa battere l’Inter. Lo ha già fatto molte volte, anche in partite che sembravano impossibili. La domanda è se possa batterla senza fermarsi lì: vincere lo scontro diretto e poi proteggere il vantaggio, vincere la finale e poi trasformare la coppa in un ciclo, colpire l’Inter nel momento più importante senza restituirle la stagione poche settimane dopo.
Gasperini conosce il problema e non lo ha nascosto. L’Inter non è soltanto una squadra difficile da affrontare: è diventata per la Roma un avversario capace di sopravvivere alle sue giornate migliori. Per cambiare questa storia serviranno quindi due vittorie diverse: quella della partita e quella della continuità.
La prossima Roma-Inter non potrà cancellare il 1991, il 2006, il 2010 o il ricordo di quei tre trofei italiani vinti proprio contro i nerazzurri. Potrà però aggiungere una risposta. La storia dice che la Roma sa ferire l’Inter. La parte scomoda è che, finora, l’Inter ha quasi sempre saputo rialzarsi prima del traguardo.
